Arte

L’importanza della figura umana e la sua evoluzione nell’arte

Uomo osservato da più punti di vista in una concezione ampia: nello spazio, nell’ambiente, in relazione con se stesso, con gli altri, con la storia, con la forma, la proporzione, la fantasia… E’ una sfida bellissima ed allettante che abbiamo accettato e realizzato in ambiti e livelli diversi. La ricerca e lo sviluppo del progetto ha preso man mano forme ed interpretazioni sempre nuove e suggestive. Seguendo questo percorso abbiamo sviluppato una sequenza di possibilità espressive, cromatiche, plastiche e figurative che esprimono, ma non certo esauriscono, il tema preso in esame quest’anno. La scelta di guardare da diversi punti di vista il soggetto “uomo “ ha permesso di sperimentare tecniche grafiche, plastiche e pittoriche stimolanti ai fini espressivi ed operativi.

La Preistoria

L’osservazione e lo studio della figura umana sono sempre stati per l’uomo fondamentali per la conoscenza di sè e del rapporto con gli altri e con lo spazio. Ci permettono di riflettere sull’uomo, sull’armonia delle proporzioni e sull’eleganza dei suoi movimenti.

Il corpo è uno dei principali strumenti di comunicazione, nello specifico si tratta di comunicazione non verbale che l’uomo sviluppa ancor prima del linguaggio verbale: questa si palesa attraverso la postura, il movimento, i gesti, può essere spontanea, convenzionale oppure può raggiungere un valore artistico come nella danza, nel mimo e nella recitazione .

In ogni tempo e praticamente in ogni cultura la figura umana è stata il soggetto principale dell’espressione artistica, rappresentata in forme realistiche, stilizzate o simboliche. In epoca preistorica la raffigurazione è strettamente collegata a significati magico- religiosi.

Nel graffito, nelle raffigurazioni rupestri e nelle statuette votive l’uomo viene rappresentato in modo semplice e stilizzato, per dare immediatezza espressiva alle figure.

I primi segni dell’uomo: la funzione magico religiosa

Le civiltà antiche

La figura umana nella cultura egizia ha un carattere soprattutto simbolico: deve esprimere innanzitutto il senso del sacro e del potere.

L’uomo egizio è fisso,statico, monumentale. Il codice di raffigurazione è sempre uguale: il volto viene presentato di profilo ma con l’occhio frontale; il torace frontalmente e le gambe di profilo accennano un passo. Questo modo di rappresentazione da alla figura un carattere rigido, emblema di una società immutabile e destinata all’immortalità.

Nell’arte greca la rappresentazione della figura umana viene fatta in maniera idealistica, secondo regole ben precise: l’uomo incarnava l’ideale dell’eroe e veniva raffigurato nel pieno della sua giovinezza e del vigore. Si comunica l’idea di bellezza, di perfezione del corpo e dello spirito, la volontà di raggiungere gli ideali di bello e buono che stanno alla base della cultura greca.

L’evoluzione della figura nelle civiltà antiche

Dal Medioevo al Rinascimento

Nel Medioevo lo studio delle proporzioni non interessa allo scultore che vuole andare oltre le apparenze per giungere all’essenza dell’uomo. La deformazione esprime il dramma della condizione dell’uomo medievale che solo attraverso la fede può superare le difficoltà della vita.

Nel Rinascimento l’uomo si pone al centro dell’universo, le sue facoltà intellettuali e la sua volontà d’agire lo rendono protagonista della storia. Si studiano con interesse le proporzioni; si ha un nuovo modo di concepire e rappresentare lo spazio che diventa a misura d’uomo.

Nelle opere del‘500 emerge anche tutta la volontà dell’uomo di liberarsi dalla materia che lo trattiene.

Dall’archetipo bizantino all’uomo rinascimentale

Dal Barocco al Novecento

Questa libertà si traduce nel dinamismo del Barocco seicentesco, dove l’estensione della forma nello spazio, il prevalere della linea curva, ci presentano le figure come se fossero riprese in un momento preciso, fuggevole, che l’artista ha voluto fermare nelle sue opere. Tale fugacità viene ripresa già nelle opere romantiche dove la figura umana assume un ruolo secondario rispetto alla natura e al paesaggio tormentato e infinito dei pittori tedeschi.

Tutto ciò fa da preludio al Novecento periodo di sintesi massima dove l’artista si libera totalmente dalla rappresentazione della realtà.

La figura umana viene rappresentata semplificando le forme e rappresentandole da diversi punti di vista, contemporaneamente come faceva Picasso. Le figure umane si spersonalizzano, non hanno più dati
caratterizzanti, sono diventati manichini immersi in uno spazio immaginario senza tempo. De Chirico utilizza il manichino come chiaro simbolo dell’uomo automa contemporaneo.
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