Gioco

L’uomo e il Gioco

Il gioco tradizionale è stato riconosciuto dall’Unesco nel 2003 patrimonio dell’Umanità; Ci è parso, quindi, importante riscoprirne con i ragazzi delle seconde del nostro Istituto tutta la sua validità come strumento fondamentale di crescita, come un’esigenza naturale .

Il gioco cammina da sempre con l’uomo e le tracce sono presenti ovunque nei reperti del passato , dai Greci ai Romani; il gioco nelle infinite differenze, come arte e testimonianza di tradizioni di popoli e di territori..

In questo percorso ci ha aiutato l’AGA di Verona l’Associazione Giochi Antichi con il prof. Dino Mascalzoni che da anni si occupa della diffusione di tutto ciò che è gioco, di tutto ciò che un tempo e non solo in passato ha permesso ai ragazzi, e anche a quelli che ragazzi non sono più, di godere di luoghi come le strade, le piazze, luoghi che erano naturalmente dedicati all’incontro, allo scambio, alla comunicazione.

Giocare per il gusto di giocare, una società in miniatura che attraverso regole condivise più o meno semplici permette a tutti di arricchirsi, di riprendere possesso della propria libertà di movimento. Il gioco si adatta allo spazio, perché si può giocare dovunque basta la voglia e la condivisione delle regole.

Lo s’cianco

Lo s’cianco è un gioco antichissimo che sembra risalire agli antichi Egizi (2800-2400 a.C.) ed è diffuso in tutto il mondo. Abbiamo scoperto che si gioca ancora oggi ed anche in alcune zone del Nepal dove è chiamato Peun. Per giocare si prendeva un legno lungo circa 30-40 cm. e un altro più corto, circa 10 cm., appuntito alle due estremità. Si disegnava un cerchio per terra e al centro si metteva un grosso sasso (la mare) e dietro ci stava un giocatore che doveva lanciare con il bastone lungo lo s’cianco fuori dal cerchio. Un avversario doveva prenderlo al volo; se ci riusciva si scambiavano, altrimenti doveva provare a rilanciarlo dentro e colpire la mare. Se lo s’-cianco non colpiva la mare il battitore poteva rilanciarlo per tre volte, cercando di tirarlo il più lontano possibile dal cerchio. Si misurava poi la distanza dal punto in cui era caduto lo s’cianco dalla mare e quello era il punteggio ottenuto. Vinceva chi aveva più punti.

Si pensa che questo gioco, unito a quello dei “quattro cantoni”, sia l’antenato del gioco americano del
baseball.

ll tiro alla fune

Il tiro alla fune, come praticamente tutti gli altri sport, trae le sue remote origini da cerimonie rituali, documentate in paesi molto lontani come Birmania, Borneo, Corea, Nuova Zelanda, Congo e le Americhe. Connesso alla simbologia delle “forze contrastanti” (bene-male; vitamorte; luce-ombra; il cielo e la terra; yin e yang) era praticato in occasione di cerimonie propiziatrici di buon tempo, di abbondante raccolto, e in cerimonie funebri.La documentazione del tiro alla fune come sport risale ad un’ iscrizione egiziana del 2.500 a.C. sulla tomba di Mezera-Ku in Sakkara. Negli antichi giochi olimpici (500 a.C.) il tiro alla fune era praticato sia come attività sportiva autonoma, sia come pratica di allenamento per altre discipline. Nel XII e XIV secolo risulta presente in Mongolia e Turchia; in Scandinavia e Germania è documentato intorno al mille. Nel XV e XVI secolo appare in Francia ed in Gran Bretagna ed è in questo periodo che nasce la prima regolamentazione selezionando gli atleti tra giovani di ugual peso. Il tiro alla fune come sport organizzato nasce in Europa verso la fine del secolo scorso: prima a livello di singoli Clubs, poi come Associazioni e Federazioni di Clubs. Il tiro alla fune è stato sport olimpico per circa 50 anni (1870-1920).

Kozana

È’ un antichissimo gioco della Pannonia. Chiamato koze e kozianje, è più noto come kozana, che vuol dire capra. È possibile pensare che nell’antichità il gioco si facesse lanciando i bastoni proprio tra le zampe di questo animale. Ora si utilizza un tronco con tre rami tagliato e appoggiato al terreno in modo da formare un treppiede.

Il gioco consiste nel lanciare dei bastoni in modo che vadano a infilarsi tra le tre basi d’appoggio del tronco. L’obiettivo è riuscire a farlo cadere in terra. Si gioca divisi in squadre e i lanci vengono effettuati a turno, da dodici metri di distanza per gli adulti e otto per i bambini.

Il Kubb

Il Kubb ha una storia millenaria. Storicamente, il gioco ha avuto origine sull’Isola di Gotland (la più grande isola svedese del Mar Baltico).

Giocare a Kubb era un passatempo molto diffuso all’epoca dei Vichinghi, durante le feste o semplicemente per divertirsi dopo le battaglie. Durante il Medio Evo, si giocava con dei vedkubbar (legno tagliato, in svedese), da cui proviene il nome Kubb, che significa ” mattoncino di legno “. Il gioco rappresenta un campo di battaglia, con i due fronti composti ciascuno da 5 soldati che si affrontano e lottano per il Re. Grazie alla Lega Anseatica (una confederazione di mercanti tedeschi attiva nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, fino alle Fiandre), durante il XIV secolo il gioco si era diffuso rapidamente in Germania, Francia e Inghilterra.

Purtroppo, è poi praticamente sparito negli ultimi secoli, ma è riapparso in Svezia durante l’estate del 1995 e sta tuttora riscuotendo un gran successo popolare.

oak

Ritenuto molto antico, questo gioco pare prenda il nome dalla parola turca oiti, che vuol dire “mettere in posizione verticale”.

Per giocare si utilizza un bastone di circa 80 cm di lunghezza, un birillo appuntito di 15 cm ed una tavola di legno lunga 1 metro, larga 20 cm e spessa circa 2,5 cm. Le squadre sono composte da cinque persone, tutte munite di un bastone, tranne un giocatore, che viene detto “calo”. Il birillo viene posizionato sulla tavola di legno inclinata. Ogni giocatore, da una distanza di circa 3 metri, cerca di colpire il birillo sulla Dopo le spiegazioni del prof. Mascalzoni incominciamo a giocare In fondo alla palestra il tripiede per giocare tavola di legno e se ci riesce corre verso il proprio bastone, mentre il “calo” corre verso il birillo. Il colpo si ritiene compiuto solo se il giocatore riesce a recuperare il bastone prima che il “calo” recuperi il birillo. Se il colpo è valido la squadra continua a giocare. Ogni colpo riuscito porta alla squadra 2 punti, e ogni colpo fallito assegna alla squadra avversaria 2 punti.

Il Carrom

E’ un antichissimo gioco orientale di abilità e strategia simile al biliardo. Da secoli viene praticato in paesi come Sri Lanka, Yemen, Bangladesh, India, Nepal, Afghanistan e Birmania, tanto che tra i numerosi nomi (Carom, Carroms, Carrum, Karum, Carum, Karambal) ha anche quello di Carambola Birmana. È diffusissimo in India, dove ha conquistato milioni di giocatori e dove, nel 1956, è nata la prima organizzazione ufficiale di Carrom, “All India Carrom Federation”, con le prime regole scritte.

Il Carrom si gioca su tavoli decorati di circa mezzo metro di lato, spingendo piccole pedine cilindriche che scivolano sul tavoliere cosparso di fecola per renderlo più scorrevole. Scopo del gioco è imbucare tutte le proprie pedine (bianche o nere) colpendole con lo striker, un’apposita pedina neutra.

Costruire i Propri giochi

Il Filetto

È uno dei giochi più antichi del mondo. Su una lastra del soffitto del tempio di Kurna, in Egitto, è stata rinvenuta una scacchiera scolpita probabilmente dagli operai addetti alla costruzione intorno al 1400 a.C.

Un’altra scacchiera, rinvenuta in una tomba dell’Età del Bronzo nella Contea di Wicklow in Irlanda, consente di ritenere che furono i primi mercanti, provenienti dalla Grecia o dalla Fenicia, ad introdurre questo gioco nell’Europa settentrionale. In tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo si trovano un’infinità di questi giochi, in genere graffiti sui gradini di edifici pubblici. Nel XIV secolo, quando il gioco era estremamente popolare presso le corti europee, fu introdotta una variante, aggiungendo linee diagonali al vertice dei quadrati. Su questa nuova scacchiera si giocava una versione del Gioco del mulino a dodici pedine, che fu poi importata negli Stati Uniti dai primi coloni inglesi, dove viene tuttora utilizzata.

Gli Scacchi

Antichi poemi persiani descrivono in dettaglio l’antico gioco da tavolo Chatrang, che ha molto in comune con il moderno gioco degli scacchi, e lo fanno derivare dall’ancor più antico Chaturanga, parola che in sanscrito ha riferimenti con i quattro elementi di un esercito (elefanti, cavalli, carri e soldati di fanteria). A Butrint, in Albania, presso un palazzo tardobizantino, è stato scoperto nel 2002 un reperto, datato dal prof. J. Mitchell intorno al V secolo d.C., che rappresenta il più antico pezzo degli scacchi. Le prime testimonianze scritte sul gioco risalgono all’incirca al 1000 d.C. e sono di provenienza iberica, dove era più forte l’influenza degli arabi. Il gioco attualmente in uso segue le regole codificate dalla Federazione internazionale degli scacchi fondata a Parigi nel 1924.

Il Gioco dell’Oca

Testimoniato in documenti rinvenuti in tombe egizie e reperti cinesi, il gioco dell’oca rappresenta il concetto del bene (le oche) e del male (le avversità, gli ostacoli). La più antica stampa conosciuta del gioco dell’oca è stata pubblicata nel 1640 a Venezia da Carlo Coriolani. Al centro è raffigurata una famiglia attorno ad una tavola imbandita con sopra un’oca arrosto. In alto c’è scritto: “Il dilettevole gioco di loca”. Questo gioco semplicissimo, in cui non è necessaria l’abilità ma solo la fortuna affidata ai dadi, nel XVII secolo era alquanto diffuso in Europa. Molto conosciuto e molto giocato si prestò ad essere trasformato in giochi diversi dove nelle caselle vuote si inserirono temi didattici, religiosi, storici e altri ancora. Il gioco dell’oca è formato da 63 caselle (a volte 90) numerate e disposte a spirale. I giocatori muniti di contrassegno, dopo aver stabilito il turno e la posta avanzano secondo il punteggio indicato dai due dadi.

Ci si ferma per uno o più giri o si paga o si retrocede se si capita nelle caselle occupate dagli “accidenti” o “pericoli” (il ponte al numero 6, l’osteria al 19, i dadi al 26, il pozzo al 31, il labirinto al 42, la prigione al 52, i dadi al 53, la morte al 58). Le caselle occupate dalle oche sono 13, ogni 5 e 4 caselle; qui il giocatore raddoppia il valore ottenuto dai dadi e avanza. Vince il primo che raggiunge esattamente l’ultima casella, posta al centro del tabellone.

I carettini a sfere

Le prime testimonianze di carretti in legno con ruote piene usati dai bambini per giocare si hanno da reperti romani. Il gioco, da sempre diffuso, ebbe una svolta con l’invenzione delle cuscinetti a sfera e con il fatto che durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale era semplice reperirle tra i rottami degli aerei.

Il caretino a sfera (come si chiama in Veneto) è costituito da un’asse di legno sulla quale vengono montati degli assali in legno: uno mobile, fissato centralmente con un perno sulla parte anteriore dell’asse, che funge da manubrio, e uno fisso che va montato nella parte posteriore.

Costruire carrettini è un hobby che coinvolge numerosi adulti capaci di scegliere pezzo per pezzo prima di realizzare un veicolo con cui lanciarsi in spericolate discese.

I Soni

Occhio e mira sono indispensabili per questo gioco tuttora molto apprezzato nelle valli della Lessinia, in particolare a Sant’Anna d’Alfaedo e a Bosco Chiesanuova. Ricorda, per gli attrezzi usati e le regole, altri tre giochi: birilli, piastrelle e baccalin. Un gioco simile si trova anche tra le provincie di Padova e Treviso, dove i birilli da abbattere sono detti zoni.

Un Ludus ad Zonos o Ludus Zonorum è testimoniato a Venezia nel 1271 e nel 1290 da una lapide presso la chiovere di San Rocco. Nella celebre stampa del Mitelli, del 1702, il gioco zun è illustrato con uomini intenti a giocare a birilli.

Il gioco consiste nel lanciare quattro piastre metalliche cercando di far cadere quattro birilli di legno, posti su supporti metallici a una dozzina di metri di distanza. Le piastre, urtando birilli, supporti o base, producono suoni diversi, utilizzati per determinare il punteggio.

E ancora … scacchi, dame cinesi, scacchiere, Torre di Hanoi, domino e corde per divertirsi in modo utile a ricreazione.

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