Teatro

Noi abbiamo fatto teatro ed anche altri nostri compagni hanno messo in scena degli spettacoli teatrali, ma che cos’è il teatro? Abbiamo rivolto questa domanda ad Alessandro Anderloni, esperto di teatro, che ha diretto due dei nostri spettacoli (“Il prete da Sprea” e “Bertoldo da Parparo”).

Ci ha riposto in forma sintetica che :”Il teatro è una rappresentazione vivente di persone fatta per altre persone”. Partendo da questo concetto ha ripercorso le tappe più significative del modo di fare teatro a cominciare dalla Preistoria. Quando il teatro è nato era un teatro diverso da come lo conosciamo noi. Le prime forme di teatro erano molto probabilmente legate al movimento, alla gestualità, alla ritualità, al credere che esistessero esseri soprannaturali a cui ci si doveva rivolgere. Gli uomini primitivi hanno cominciato così a compiere dei riti per propiziarsi le divinità.

Con queste credenze e questi riti hanno iniziato quella che noi chiamiamo religione.

Nel momento in cui osservando i riti dalle persone hanno cominciato a pensare che era bello danzare, che era simpatico cantare tutti insieme, che era piacevole ascoltare la storia del dio Sole, che sorgendo fecondava la terra, faceva nascere i fiori e le piante. Queste forme di rito sono diventate “gioco” e possiamo dire che sia nato il teatro che si avvicina al teatro moderno. Le persone hanno iniziato quindi a raccontare e compiere dei riti non per una forma di religione, ma per il gusto di giocare, nel senso di fare delle cose piacevoli, belle. Da qui è nata la magia delle persone vive che raccontano, che mettono in scena qualcosa per delle altre persone.

Naturalmente quando si parla di teatro noi abbiamo in mente una modalità ben precisa che nasce dalla nostra storia. Si può dire che il nostro teatro occidentale sia nato in Grecia. E’ lì che è nato il teatro come noi lo conosciamo adesso, e sempre in Grecia sono stati costruiti degli spazi apposta per fare teatro. Con i greci sono nate le due forme teatrali per eccellenza: la Commedia e la Tragedia. Le prime tragedie parlavano del rapporto dell’uomo con la divinità che comandava, castigava, incuteva paura e delle lotte tra divinità.

La tragedia nasce tra le classi elevate che avevano studiato e conoscevano i racconti degli dei, dei miti, degli eroi.
Il popolo assisteva agli spettacoli, ma non amava le tragedie perché, essendo povero, la vita era già una tragedia. Le commedie nascono dal desiderio di prendere in giro le persone, di deridere i potenti. Non erano ancora commedie scritte, erano farse, comiche, improvvisazioni mimiche. Sono nati così i due filoni classici del teatro: quello della tragedia (Eschilo, Sofocle) e quello della commedia (Aristofane).

La nascita del teatro moderno è legata all’uso della parola che diventando sempre più importante, porta alla stesura di testi scritti appositamente per il teatro e quindi ci sono autori di opere teatrali. A Roma si sviluppa maggiormente la commedia, per il carattere più godereccio dei romani. Gli scrittori latini utilizzano, trasformandoli, anche testi greci.
Un autore famoso è Plauto. Il suo modo di fare teatro è molto innovativo perché nelle sue opere c’è il conflitto. Questo è alla base di tutto il teatro; anche nelle scenette che abbiamo fatto noi sono giocate sul contrasto tra il bambino che si gratta e la mamma, tra la moglie e il marito. Il conflitto si può risolvere bene o male: in un matrimonio o in un funerale.

Il Medioevo è un periodo molto importante non solo per la storia del teatro, ma anche per la nascita di molti autori, che hanno creato alcune tra le più belle opere della nostra letteratura, per esempio Dante. Nel Medioevo nasce il modo moderno di fare teatro, dalle forme della religiosità popolare con le processioni, con i riti cristiani, che si trasformano in drammi sacri, come la Passione di Cristo. Non è più come in Grecia o a Roma dove c’erano attori professionisti (che erano poco considerati, erano di “morti di fame”, non come gli attori di oggi), ma è la gente comune che diventa attore nelle processioni, con le statue che portava in giro per il paese e i canti che faceva.

Il teatro di Segesta in Sicilia

Piano piano queste rappresentazioni sacre diventano uno spettacolo con tanto di pubblico che vi assisteva.
Nelle piazze del Medioevo inoltre bastava un semplice tappeto da mettere in terra per cominciare a recitare di fronte a persone che guardavano. C’era gente che faceva il saltimbanco, chi faceva le capriole, chi cantava, chi si costruiva un palchetto per farsi vedere meglio. Nasce così il teatro di piazza che prendeva in giro le varie tipologie di persone della società: il servo, che ha in mente solo il mangiare, le donne, i soldi (l’Arlecchino), il signore (Balanzone, Pantalone) e le macchiette. Questo modo di fare teatro è la base della commedia dell’arte che nasce anch’essa nel Medioevo in Italia e che ha la sua massima espressione a Venezia con Goldoni. Nella commedia dell’arte c’erano vari personaggi come: il servo, la serva, il padrone, la donna innamorata, la signora e con questi si creavano gli intrecci. Non era necessario che tutto fosse scritto: gli attori si mettevano in piazza e cominciavano a recitare su un canovaccio, una traccia, per esempio il servo era innamorato della serva, lei invece era innamorata del signore, oppure un padre che voleva far sposare la figlia ad un vecchio signore ricco mentre la figlia era innamorata di un giovane “senza arte, né parte”. Nella commedia c’era sempre un momento in cui il servo ha la meglio sul padrone ed era quello che faceva ridere: mette in ridicolo il padrone. Per questo la gente era contenta di andare a teatro perché vedeva il padrone preso in giro dal servo.

Alla fine però l’ordine sociale doveva essere rispettato e così tutto si risolveva con un bel matrimonio tra la serva e il servo e la signora e il signore. Dalla commedia dell’arte è nato il teatro contemporaneo dove si mescolano commedia e tragedia. Il teatro diventa sempre più letterario, cioè ci sono sempre più autori che scrivono opere per il teatro, diventa sempre più un teatro introspettivo, dove gli argomenti sono il rapporto con se stessi, con le proprie manie, le proprie paure, le proprie emozioni. Diventa anche un teatro che riflette sui problemi sociali, sulla sicurezza, sulla
politica, sul conflitto tra le varie ideologia, tra le varie religioni. Il teatro riflette quelli che sono i problemi
più importanti della nostra società.

Il teatro di oggi da una parte ripropone tutti i grandi testi della storia del teatro, dall’altra è carente di
autori di testi teatrali. Oggi c’è un po’ una crisi del teatro e secondo Anderloni questa nasce dall’esserci
complicati un po’ troppo la vita, bisognerebbe ritornare a cose semplici, concrete per poi poterle raccontare.

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